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Chirurgia
- Chirurgie - Surgery.
E’ triste doverlo
constatare ma le guerre hanno dato un notevole contributo all’evoluzione
ed al miglioramento degli strumenti chirurgici, non è un caso che
Ambroise Paré
(1509-1590), uno dei primi grandi chirurghi della storia della medicina si sia formato ed
affermato sui campi battaglia.
Le gravi lesioni dei
feriti richiedevano strumenti appropriati che venivano ideati di volta
in volta dai chirurghi e realizzati da valenti artigiani; le
pubblicazioni di chirurgia dell’epoca: (http://archive.nlm.nih.gov/proj/ttp/flash/pare/pare.html )
e più tardi le enciclopedie vedi Diderot e
D’Alembert o Panckoucke sono ricche di illustrazioni e ci mostrano
quanto fervida fosse la fantasia e l'abilità dei progettisti.
Questa
strumentazione era usata esclusivamente dai chirurghi-barbieri; occorre
ricordare infatti che per lungo tempo vi fu una netta distinzione tra il medico che
conosceva i classici latini e che formulava diagnosi tramite l’esame del polso o delle urine ed il chirurgo-barbiere che non aveva fatto
studi accademici e che si
"sporcava le mani" nelle ferite usando i ferri, tra i lamenti dei
disgraziati pazienti (non esisteva l’anestesia) e il fetore delle piaghe
infette. (Chirurgo etimologicamente è colui che cura e guarisce con le mani
anche con l'ausilio di strumenti).
Con Ambroise Paré in Francia e con Giovanni Alessandro Brambilla
(1728 – 1800) in Italia - Austria la chirurgia ha assunto pari dignità con
la medicina.
L'atto chirurgico era sempre una "extrema ratio" e si interveniva
quando altrimenti il paziente sarebbe sicuramente morto; un ottimo
chirurgo era colui che riusciva a salvare il 10 - 20% dei suoi operati;
la maggior parte dei decessi era causato dalle infezioni; finalmente con l'introduzione dell'antisepsi e dell'asepsi la mortalità
postoperatoria è stata ridotta in maniera drastica.
Se
oggi possiamo affrontare un intervento senza troppi patemi dobbiamo
ringraziare i pionieri dell'asepsi e dell'antisepsi: Joseph Lister (1827- 1912) e Lucas Championnière
(1843 - 1913) che hanno
introdotto la disinfezione in sala operatoria con l'uso dell'acido
fenico; Philipp
Semmelweiss (1818 - 1865) ed Emilio Behring (1854 - 1917) che si sono
battuti per introdurre rigorose misure igieniche nelle corsie degli
ospedali e infine non bisogna dimenticare le ricerche fondamentali di
Pasteur.
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| Con l'avvento delle armi da fuoco i
chirurghi hanno dovuto far fronte a nuovi e gravi problemi; mentre una
freccia era visibile ed accessibile, la pallottola era difficile da individuare perché penetrava profondamente nei tessuti: si ricorreva allora a sonde
che davano una indicazione approssimativa della localizzazione. La
scoperta dei raggi X ha permesso di risolvere questo problema; rimando
a questo proposito all'interessante lettura del piccolo libro "I
Raggi Rontgen" del 1896 che ho pubblicato integralmente. |
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Sonda cerca-proiettili di Nelaton con
testa esploratrice in porcellana - cm 33. Quando la sfera di porcellana incontrava
un ostacolo, veniva ruotata e sfregata sullo stesso; ritirando la
sonda, se l'oggetto ostruttivo era una pallottola di piombo sulla
porcellana era possibile rilevare tracce metalliche. Foto a lato: sonda
Nelaton e pinza Baldinelli
per l'estrazione delle pallottole.
L'immagine è tratta da un
catalogo di fine 1800. |
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| Curiosità |
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Nelaton (
1807- 1873) deve la sua fama alla sua riconosciuta abilità di
chirurgo ma anche al fatto di aver curato
la ferita d’arma da fuoco riportata da Garibaldi in Aspromonte
nel 1862. |
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Il
proiettile ritenuto nella caviglia era introvabile (non esistevano
ancora i raggi X); per 2 mesi numerosi chirurghi
(ben 26)
si erano cimentati nella ricerca senza successo; Nelaton con la sua
sonda munita di una sfera di porcellana (e probabilmente con un
po’di fortuna) riuscì ad individuarla facilitando
l'intervento per l'estrazione effettuato successivamente dai dott. Zanetti e Basile. |
Non volle essere pagato per
questo consulto perché disse che era stato un grande onore
per lui aver salvato la vita ad un eroe.
| Nella foto: Garibaldi
e Nelaton dopo il consulto. |
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| Vignetta umoristica
del 1862 contro la classe medica. |
| Garibaldi ferito e
non ancora operato, è attorniato da un gran numero di
medici incapaci di estrarre il proiettile che lo
ha colpito alla caviglia. Il fantasma di Cavour (morto
l’anno prima) gli consiglia di liberarsi dalla quella
pletora e di affidarsi ad uno solo, "per il bene suo e
per la tranquillità dell’Italia". |
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Palle di archibugio di vari calibri
(Guerra Civile Inglese) alcune con evidenti deformazioni da impatto. Il
chirurgo di allora doveva cimentarsi con proiettili come questi; per
prima cosa era necessario localizzarli poi tentare di estrarli con le
pinze, il tutto ovviamente senza anestesia! |
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Altra sonda cerca-proiettili in metallo nichelato, è lunga circa 45 cm. |
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Vecchio specillo di uso generale in argento marcato Croix Rouge Montpellier, cm 14. Questo
strumento è rimasto invariato nella sua forma per centinaia di anni ed è
simile a quelli usati ancora oggi.
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Consiglio chi fosse
interessato alla ricerca dell’etimologia della parola bisturi ed alla
evoluzione strutturale di questo strumento di consultare Google nella
sezione libri on line che
pubblica integralmente “L’Histoire de Percy”. Da pagina 50 in poi vi è un’interessante documentazione storica
sugli strumenti da taglio dall’epoca romana ed araba per arrivare più
tardi ad un attrezzo chiamato “rasorium” che probabilmente assomigliava
ad un coltello a serramanico con la lama appuntita. Successivamente la
punta fu eliminata e la lama assunse una forma rettangolare diventando
molto simile a quella dei rasoi moderni.
Questo “rasorium” o
rasoio serviva indifferentemente per tagliare la barba e per le
incisioni chirurgiche; più tardi i barbieri-chirurghi, forse per
differenziarsi dai comuni barbieri ma anche per motivi di funzionalità
modificarono nuovamente il rasoio rendendolo appuntito, curvo, con un
doppio lato tagliente ed innestato su un manico diritto (vedi
lancette).
Secondo Percy questi coltelli con doppia curvatura furono chiamati
“cultelli bistorti” da cui sarebbe derivato l’attuale nome di
“bisturi”. |
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Il rasoio ha fatto
parte sino a pochi anni fa dello strumentario medico, vedi i cataloghi
di inizio 1900 pubblicati più sotto; era usato come microtomo per
preparazioni microscopiche oppure era inserito a corredo degli astucci
portautensili come vero strumento chirurgico. |
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Questo strumento
è per la sua struttura a metà strada tra il rasoio propriamente detto ed
il bisturi; è firmato Palmerini (?) , misura chiuso 10 cm ed è in
acciaio e tartaruga.
Strumenti simili sono pubblicati sul
catalogo Tiemann del 1874 |
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Bisturi per piccoli interventi;
questi utensili con lama a doppio taglio venivano usati per
piccole incisioni cutanee o come
lancette per salasso.
Potrebbero essere databili dal 1700
all'inizio del 1900. L'immagine sotto è tratta dal libro "Antique
Medical Instruments". |
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Bisturi da
amputazione.
Presumibilmente uno
dei primi strumenti chirurgici è stato un attrezzo tagliente che
permetteva di incidere la cute o di praticare delle amputazioni; ancora
oggi la figura del chirurgo è strettamente legata a quella del bisturi.
Il bisturi
presentato a fianco è un vecchio, grosso coltello per amputazione della
coscia - 32 cm. E'
stato fabbricato dalla prestigiosa ditta Charrière - Paris.
La pagina a fianco è
tratta dal catalogo della ditta F. Guillot
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Vecchio bisturi per amputazione
interossea arto inferiore - cm 22.
La pagina a fianco è tratta dal catalogo
della ditta F. Guillot
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Trousse chirurgica marcata
Lollini composta da 6 bisturi con manico in ebano.
Bella scatola in mogano in ottime
condizioni. |
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Trousse chirurgica o da dissezione con 6 bisturi di
varie dimensioni, manico in ebano, con un ago per sutura e una pinzetta.
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| Trousse medico-chirurgica in
dotazione ai medici militari francesi marcata DRAPIER & FILS
Catalogo Mathieu - Paris et Lyon - con una
trousse quasi identica :"Trousse réglementaire pour les chirurgiens de
l'armée".
Negli ospedali da campo improvvisati
quando i bisturi perdevano l'affilatura si tentava di rimediare con la
pietra abrasiva contenuta nell'astuccio in pelle.
Questo da un'idea delle disastrose
condizioni in cui il chirurgo doveva a volte operare

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| Stampa originale del 1782
tratta dall'Enciclopédie Méthodique di
Charles Joseph
Panckoucke con gli strumenti di fig.4 e di fig 5 per
l'intervento
del cancro del seno. 
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Nei
secoli passati le amputazioni erano interventi frequenti, anche
una banale ferita ad un arto poteva infettarsi facilmente date le
condizioni igieniche di allora; dopo una prima medicazione locale o alla
peggio con la cauterizzazione,
se non si riusciva ad arrestare l’infezione bisognava ricorrere
all’amputazione.
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L’immagine a fianco è la copia di una stampa di J.
Wetchlin del 1540 esposta al museo di Filadelfia e mostra in quali
condizioni venivano effettuati questi interventi. |
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Sono
state costruite delle seghe chirurgiche di tutte le forme e dimensioni;
le più antiche, costruite da abili artigiani erano delle vere e
proprie opere d’arte con ricercate incisioni e preziosi manici in ebano od in
avorio.
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| Il possesso di strumenti chirurgici molto
belli, anche se poco funzionali, aumentava il prestigio di colui che li
possedeva; lo "status symbol" non è una prerogativa solo dei nostri
tempi... |

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| La prima foto da un'idea delle
proporzioni delle varie seghe chirurgiche della collezione; la prima con
il manico in legno misura 36 cm, è sicuramente della prima metà del
1800; la seconda, marcata Chiron, misura 30 cm e la terza senza
marcatura - 20 cm, sono ambedue con il dorso staccabile, la quarta
marcata Spinelli misura 21 cm era utilizzata
per interventi sulle dita; tutte si possono collocate attorno alla fine
del 1800 e la prima metà del 1900. L'ultima immagine è tratta da un
catalogo della Drapier et Fils dell'inizio 1900. |
| Leonardo Gigli
nacque a Firenze nel 1863, morì nel 1908; fu un ottimo chirurgo-ostetrico,
divenne famoso per aver progettato una
sega a filo flessibile che porta il suo nome. |
| Lasciata l’Italia dopo la laurea in
medicina, ha esercitato la professione presso le prestigiose cliniche
ostetriche di Parigi e di Londra ottenendo all'estero stima e riconoscimenti per la
sua abilità chirurgica (ha ideato il taglio lateralizzato del pube) e
per l' invenzione della sega flessibile;
non così in Italia dove è stato quasi ignorato e dove non gli è mai
stata assegnata una cattedra universitaria. |
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| La sega era composta
nelle più antiche versioni da una catena dentata, vedi immagine tratta
da "Antique
Medical Instruments"; Gigli
sostituì la catena con un filo di acciaio spiralato, molto più pratico e
flessibile; oltre che nelle amputazioni questa sega ha trovato largo
impiego nella sinfisectomia e in neurochirurgia nelle craniotomie. |
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Il raro set
pubblicato sopra è stato prodotto dalla ditta LUER verso la fine
del 1800; è composto da 2 seghe dentate di differenti
dimensioni, nell'intercapedine del coperchio vi è alloggiata una
sottile sega a spirale ed un lungo ago piatto.
Gigli, Leonardo (1863-1908) IMSS - Istituto e Museo di Storia
...  |
Retrattore
di Percy
- Rétracteur de Percy - Percy's retractor.
.jpg) |
Pierre François Percy (1754–1825).
Chirurgo capo della Grande Armata di Napoleone, oltre ad essere un
ottimo chirurgo fu anche un abile progettista di strumenti chirurgici
tanto da meritare numerosi premi dell’Accademia Reale di Chirurgia di
Parigi e una lettera di elogio del nostro famoso chirurgo Giovanni Alessandro Brambilla. |
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| Il retrattore di Percy con qualche
modifica e perfezionamento è usato ancora oggi; serviva negli interventi
d'amputazione degli arti per separare l’osso dai tessuti circostanti;
l’immagine pubblicata mostra
il suo uso. Lo strumento
pubblicato dovrebbe risalire all’inizio del 1900, è in maillechort
e mostra chiaramente le tracce che le seghe utilizzate nelle varie
amputazioni hanno lasciato sullo scudo esterno.. |
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Nella preistoria
della chirurgia le ampie ferite venivano “chiuse” o con delle pezze
strettamente avvolte o con la cauterizzazione oppure semplicemente
cucite con delle fibre vegetali, con dei fili di lana o di seta, il tutto
ovviamente senza nessuna sterilizzazione. Coloro che riuscivano a
sopravvivere portavano poi delle vistose cicatrici.
Solo dopo la seconda
metà dell’ottocento le suture sono diventate più sicure ed affidabili
sia per le migliorate tecniche chirurgiche sia per l’uso di antisettici. |
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Set di aghi ricurvi in acciaio -
Catalogo Mathieu - primo 1900 |
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Aghi smussi di Deschamps destro e
sinistro - catalogo Drapier |
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Ago di J.L Fauvre
- Premendo la leva si apre la cruna permettendo un facile inserimento
del filo di sutura. Marcato Collin - Paris. Inizio 1900. |
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Set di punti metallici con pinza per
chiudere le graffette e piccola cesoia per toglierle. 1930 ca. |
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Filo di seta sterile nel suo
originale contenitore 1940 ca. |
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Pinza porta-ago di Mathieu - Il
catalogo è "Antique Medical Instruments". |
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Il
chirurgo-barbiere interveniva in tutte le affezioni di tipo cruento: era
urologo, ginecologo, ostetrico, ortopedico ecc., aveva un discreto
corredo strumentale ma utilizzava sempre
gli stessi mezzi adattandoli alle varie situazioni.
Oggi la divisione
della chirurgia in branche sempre più specializzate ha imposto la
progettazione di pinze e di strumenti molto specifici; è quindi impossibile
pubblicare le centinaia di pinze a disposizione dei chirurghi di oggi,
mi limiterò a segnalarne alcune della collezione che hanno un’importanza
storica. |
| Pinzetta in bronzo - 7,5cm. 2°
sec. a.C. - Inghilterra. E'
molto difficile stabilire se era usata a scopo medico o estetico; è
interessante tuttavia osservare la somiglianza con le moderne pinzette e
la smussatura delle punte che permetteva di afferrare con precisione
anche piccoli oggetti. |
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Altra pinzetta in bronzo di fattura
più robusta e risalente all'incirca al 1° sec. a.C - 7 cm - Spagna. |
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La
priorità dei chirurghi di un tempo era di bloccare l’emorragia
conseguente ad una ferita o ad un’amputazione; il primo intervento era di legare l’arto al di sopra della lesione e di ricorrere poi come già
detto in altre pagine alla cauterizzazione; la combustione dei tessuti
e l’escara fermavano almeno in parte la perdita di sangue. Si deve
ad Ambroise Paré l'idea
di
legare con un filo le arterie e le vene recise catturandole con un
tenaculum ed eliminando dove possibile il barbaro uso dei cauteri.
L'immagine a lato è tratta dal libro "Antique
Medical Instruments".
Tenaculum primi anni del 1900
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Verso il 1830 Charrière e
Koeberlé idearono delle pinze emostatiche autobloccanti.
Le due pinze della
foto sono degli esemplari originali rari, il blocco delle ganasce
era ottenuto facendo scorrere un cursore a coda di rondine il quale
agganciava la testa di un chiodo proveniente dalla branca inferiore.
Forse è stato poco
evidenziato ma le pinze emostatiche hanno dato un grande contributo alla
chirurgia: oltre a ridurre le perdite di sangue, esse hanno
permesso di avere un campo operatorio più pulito quindi una chirurgia più mirata e sicura.
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Ancora Charrière nel 1840 ideò questa
pinza a braccia incrociate normalmente chiusa. L'esemplare della foto
risale all'inizio del 1900. |
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Pinzette moderne di
varie fatture e pinze-forbice a forcipressione.
1900-2000
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| Evoluzione della chiusura delle
pinze |
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Le pinze a braccia
incrociate
hanno subito notevoli cambiamenti: all’origine il chirurgo o il suo
aiuto doveva mantenere manualmente la chiusura della pinza con una pressione costante (A), Jules - Emile Péan (1830- 1898) attorno alla metà del 1800 ideò un incastro che
permetteva di ovviare a questo inconveniente (B).
Ancora oggi le pinze
emostatiche a forcipressione portano il suo nome. |
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| Con l'avvento della sterilizzazione
si è evidenziata l'importanza della pulizia degli strumenti quindi si è
cercato di aprire completamente le pinze e le forbici per eliminare l'eventuale
sporco rimasto all'interno dello snodo; la pinza (C) ha una vite di
blocco per cui non è possibile dividere le due branche cosa invece
possibile con gli snodi A e B. Queste ultime non sono state pulite
proprio per evidenziare come allo snodo si sia accumulata della ruggine. |
| Evoluzione delle cesoie da gesso
- Cisailles pour plâtre
- Shears for plaster. |
| Forbicioni usati per il taglio di
bendaggi e delle docce gessate. |
Sega per bende  |
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Trapano manuale a doppia testa
perforatrice: per ortopedia e per trapanazione cranica.
Immagine tratta dal catalogo Gujot - 1920
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Questo strumento inventato dal
padovano Santorio Santoro (1561- 1636) fu utilizzato sopratutto per lo
svuotamento delle asciti, ricordiamo che allora non esistevano i
diuretici. Ancora oggi trova impiego nei casi di idrocele,
paracentesi e toracentesi.
Le immagini sono tratte dai cataloghi Natton e Dutar 1900 ca.
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Curioso strumento
ideato per estrarre le lische di pesce rimaste imprigionate nell’esofago. E’ composto
da un tubo flessibile nel cui interno scorre un filo d’acciaio collegato
all’oliva terminale della sonda; tra l’oliva e il corpo del tubo
flessibile vi sono dei crini disposti elicoidalmente e normalmente
distesi; quando il filo interno viene retratto i crini si ripiegano
formando un anello che dovrebbe ripulire l’interno dell’esofago
imprigionando le lische da asportare. Lo strumento è stato
ideato da Fergusson. Quello pubblicato è del 1901 come si può dedurre dalla scritta del manico: Pat. Aug.
20 - 01. http://www.anaesthesia.de/museum/index.html
A lato immagini
tratte da un catalogo dell'inizio del 1900 con le indicazioni per l'uso
: "Extracteur de Fergusson, pour les arêtes de poisson"

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Il Prof. Roberto
Bellusci Associato di Chirurgia Generale Università di Bologna mi ha
segnalato l’interessante catalogo “Armamentario Chirurgico della
Scuola Bolognese – XVII –XX sec.”- Per informazioni rivolgersi a:
Biblioteca-Museo L.Possati del Dipartimento di Chirurgia Generale e
dei Trapianti d’Organo- pad 25 primo piano” .
Info +390516363386 ; e-mail:
roberto.bellusci@aosp.bo.it

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L'intervento chirurgico..
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e una piccola pausa...
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